La Cna: “Il fisco non dev’essere più il socio occulto di artigiani e piccoli imprenditori”.
“54 per cento la pressione fiscale effettiva secondo Confindustria”.
”Tasse record per artigiani e piccole imprese della Bat. Lavorano per lo Stato fino ad agosto. Uno studio sulla pressione fiscale dimostra quanto sia alto il prelievo imposto alle aziende.”
E via dicendo, di questo c’è ormai coscienza comune: il fisco pesa, arriva a pesare più della metà del reddito prodotto da imprese e professionisti.
Ma è probabile che non sia l’unico “socio”. Forse, anzi sicuramente, è quello che ci viene in mente per primo, forse perché il più odiato, il meno accreditato, quello di cui si farebbe volentieri a meno, quello a cui si riconosce l’unico ruolo di fardello, di palla al piede.
L’indagine Gruppo K Finance sull’industria italiana 2013 – Analisi dei bilanci 2005-2011, recita “nel 2011 si è assistito ad una crescita dell’incidenza dell’utile netto sul fatturato … Questa tendenza può essere spiegata dal calo dell’incidenza degli Oneri finanziari sui ricavi, legato alla riduzione degli interessi passivi. Quindi chi ha analizzato i bilanci dell’industria italiana su un periodo abbastanza significativo ipotizza che la crescita degli utili sia legata alla diminuzione del livello dei tassi di interesse e dell’indebitamento in cui si cominciava ad assistere in quegli anni per via dell’atteggiamento delle banche di costante progressiva riduzione degli affidamenti alle imprese.
Analizziamo i dati riportati nell’indagine. Nel 2005 l’utile netto veniva dato pari allo 0,6% del fatturato, gli oneri finanziari l’1%: questo significa che, eliminando gli oneri finanziari gli utili sarebbero più che raddoppiati, quasi triplicati. Andamento analogo negli anni a seguire, con oneri in crescita sino al 2008, giungendo a doppiare il peso del rapporto utili/fatturato, per poi diminuire sino al 2011. Un fatto curioso da notare sui dati analizzati: la somma del dato degli oneri finanziari e dell’utile rappresenta quasi costantemente il 2% circa del fatturato, al diminuire del primo aumenta il secondo.
Dati ancora più evidenti emergono dall’analisi dei bilanci 2012 di Unioncamere Toscana: gli oneri finanziari superano quasi sistematicamente le imposte e sono più del triplo degli utili. Analizzando i dati divisi per dimensione aziendale, si nota come le microimprese soffrano di più il peso degli oneri finanziari, che arrivano a contare per il 4,3% del fatturato del 2012: tale incidenza porta a chiudere i conti in rosso per un importo percentuale leggermente superiore. Crescendo la dimensione aziendale, diminuisce il peso degli oneri finanziari, nelle grandi imprese assume un valore percentuale di poco superiore agli utili, basterebbe eliminare quei costi per veder raddoppiare gli utili rapportati al fatturato.
