Le banche sono, già da tanto tempo, delle imprese che cercano di massimizzare i propri profitti. Per la funzione che svolgono sono soggette anche a leggi particolari, ma, come tutte le imprese che conosciamo, cercano di guadagnare.
Sanno di essere più forti di noi, hanno le mani nei nostri portafogli, trattano una merce appetibilissima, ci offrono una delle sicurezze più ricercate, quella di non perdere, in senso fisico, il nostro denaro. Aiutano in alcune fasi della vita, facendoci spesso credere che stanno andando oltre le nostre possibilità, oltre l’umanamente possibile ed il lecito, stringendoci, così, in un forte vincolo di dipendenza e gratitudine.
Tutti però sanno che le banche sono anche un nemico difficile da affrontare, quando i rapporti si fanno tesi e non rispondiamo più ai loro ordini. La loro potenza viene scaraventata con forza sul piatto della bilancia, facendoci saltare, tremare, facendoci temere ogni male, anche non solo finanziario, possibile. A quel punto si vede quanta differenza c’è tra i due contraenti di un contratto, la banca ed il cliente. Banca potentissima, cliente disarmato ed inerme, azzoppato ed incapace di reagire.
Nella Bibbia, si racconta del piccolo Davide che sconfisse Golia, grazie alla semplice organizzazione, al semplice fatto di essersi opportunamente armato, Davide viene perciò ricordato come esempio di fede e coraggio.
La fede è quella che serve anche ai clienti delle banche, fede di potercela fare anche con le poche risorse a disposizione. Di parlare di coraggio mi sembra eccessivo, credo possa bastare un po’ di consapevolezza dei propri diritti, ed anche della qualità che spesso le leggi ci attribuiscono, quella di contraente debole, un vantaggio non indifferente, non da poco, se ci si organizza e lo utilizza.
L’organizzazione necessaria è, oggetto di questo articolo, la metodicità nel conservare la documentazione che la banca ci ha fornito, nella maggior parte dei casi perché obbligata da leggi e regolamenti.
Esageriamo per dare un’idea chiara. Spesso i documenti forniti dalla banca possono valere quanto un assegno circolare, permettono di recuperare somme importanti, spesso frutto di “disguidi” nell’esecuzione del contratto da parte del contraente forte. Per sommi capi questi documenti sono i contratti, le comunicazioni periodiche di aggiornamento sull’andamento del contratto e le variazioni ed integrazioni contrattuali.
Vengono tutti forniti con regolarità, la fretta di fare spazio e ridurre “le carte” spingono a disfarsene, privandosi così di armi e corazze formidabili, sempre che ci siano state, e ce ne sono state tante, anomalie contrattuali.
Le banche, per legge, devono, a richiesta, consegnare copia della documentazione, ma non lo fanno volentieri, frappongono tutti gli ostacoli possibili, spesso anche dei costi, appigliandosi ad ogni cavillo che permetta di rallentare la procedura di recupero da parte del cliente di quanto è suo sacrosanto diritto avere, la copia dei propri documenti e dati, la banca agisce in virtù di un mandato che le abbiamo conferito, è un nostro collaboratore, deve esaudire le nostre richieste, siamo noi che paghiamo. Nonostante tutto ciò, la banca resiste, è tenuta a determinati comportamenti, ma fa il possibile per non adempiere. Allora, meglio conservare la documentazione ricevuta, potrebbe servire, fra tanto tempo, per rifare i conti e vedere se il nostro collaboratore ci è stato fedele, nell’immediato per renderci conto se è il caso di servirci ancora di lui, o se è il caso di affacciarsi sul mercato alla ricerca di nuovi collaboratori, i cambiamenti in questo caso sono spesso positivi. Ma questi sono altri discorsi, servono altri articoli.
