Già dall’inizio dello scorso anno, l’inflazione ha cominciato a salire, a seguito della guerra d’Ucraina in maniera vigorosa portandosi tra l’8 e il 9 per cento all’anno. La fase di crescita di tale valore era legata all’aumento dei prezzi delle materie prime, l’accelerazione ulteriore sincrona all’aumento dei prezzi delle materie prime dell’energia.
I tassi di interesse, normalmente, sono pari alla somma del tasso di inflazione e del tasso di interesse reale.
In queste condizioni, permanendo stabile, o comunque a livelli superiori al 1 per cento, il tasso di inflazione sarà pressoché automatico l’aumento dei tassi di interesse, che ha già cominciato il suo cammino.
Questo comporterà, a cascata, l’aumento del costo del credito.
Cosa accadrà a chi ha da rimborsare, ad esempio, un mutuo a tasso variabile di 100.000 euro con i tassi che dall’1 per cento odierno, oltre lo spread, dovessero arrivare al 5 per cento?
Calcolo, purtroppo, piuttosto semplice, si avrebbe un aumento della rata di circa 400 euro al mese.
Cosa ne sarà delle persone che devono rimborsare un mutuo a tasso variabile e non hanno la possibilità di proteggersi dall’inflazione aumentando corrispettivamente le proprie entrate?
Facilmente prevedibile un aumento delle difficoltà delle famiglie, e delle imprese, già colpite dagli aumenti già avutisi e futuri dei costi energetici, nel rimborsare i prestiti con conseguente aumento del contenzioso.
