Le sofferenze bancarie

contabilita-calcolatrice-e-file_50%L’economia come la conosciamo si fonda sul credito. Soprattutto in Italia l’economia sarebbe ben diversa se non ci fosse l’apporto determinante del sistema bancario. Moltissime aziende, se non tutte, ricorrono a prestiti bancari per finanziare la propria attività. Molte famiglie ricorrono al credito per l’acquisto della casa o per finanziare altri acquisti e spese.

La dimensione del fenomeno è facilmente apprezzabile leggendo il rapporto Mensile dell’ABI, l’associazione delle banche italiane.

Nel numero di ottobre 2015 è riportato che i prestiti a clientela ammontavano alla cifra di 1.825 miliardi di euro. Prima osservazione. Il dato è in diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2013. Sicuramente effetto della crisi che, dallo scoppio della bolla immobiliare in poi, ha fatto tirare i remi in barca al sistema creditizio.

Crisi che fa sentire maggiormente i suoi effetti su un altro dato, le sofferenze bancarie. Tale definizione viene attribuite ai crediti che vengono giudicati non più rimborsabili. L’importo delle sofferenze bancarie veniva dall’ABI stimato nella cifra di circa 200 miliardi di euro, più del 10% del totale dei prestiti, in crescita vertiginosa se si considera che nel 2007 la percentuale delle sofferenze era il 2,7% degli impieghi.

Quindi il settore crea enorme impegno agli uffici preposti al recupero del credito. Si pensi che sono coinvolti 1.188.401 soggetti, tra imprese e famiglie, che hanno problemi col credito. Problemi gravi che sono all’attenzione degli uffici legali delle banche per tentare di recuperare il possibile, anche con procedure esecutive.

In questa fase è fondamentale il ruolo di quanti si occupano di assistere i clienti delle banche. Gli Avvocati, che devono garantire che siano rispettati i diritti dei clienti, e quanti si occupano professionalmente della valutazione dei contratti bancari.

Spesso accade, infatti, che i contratti bancari non siano formulati e gestiti in maniera corretta. E’ capitato, ad esempio di vedere contratti del credito gestiti con riferimento agli “usi di piazza”, clausola poi dichiarata nulla con migliaia di procedure per il recupero delle somme indebitamente percepite dalle banche. Tale clausola, di fatto, consisteva nell’attribuire alla banca il totale arbitrio nella fissazione delle condizioni del credito. Oppure l’ormai famosissimo anatocismo, la pratica di calcolare gli interessi non solo sul capitale prestato ma anche sugli interessi già maturati.

Anche qui, lunghissimo periodo di gestazione, oggi anche legislativamente si è sul punto di mettere una parola definitiva, ma intanto, negli anni, si è assistito ripetutamente al comportamento degli istituti di credito che si facevano beffe delle leggi, accrescendo illecitamente i propri introiti, e magari contribuendo a creare gli stati di crisi che oggi affliggono famiglie e imprese. E ancora. La commissione di massimo scoperto. Un geniale mostro capace di amplificare il costo del credito in maniera assolutamente irragionevole. Anche questo costo dichiarato illegittimo. Purtroppo, sostituito da commissioni ancora più costose e peggio applicate, e quindi anch’esse cadute sotto la scure di numerose sentenze. E poi i derivati, strumenti speculativi di molto difficile comprensione, ad elevatissimo rischio, distribuiti a piccole imprese ignare con ingenti danni per le già provate casse. E molti altri esempi sono possibili: i prestiti con cessione di quote dello stipendio, i giorni di valuta, e stiamo ancora tacendo su uno degli argomenti più spinosi, che potrebbe esplodere da un momento all’altro, l’usura bancaria

Un settore in grande agitazione. Le banche da una parte a cercare di recuperare il più possibile, dall’altra i clienti che devono essere assistiti con tenacia perché spesso vittime di abusi, sui quali bisogna attivarsi, spesso nascondono addirittura patrimoni sottratti ai clienti. Un attento lavoro può permettere di azzerare il passivo e creare un attivo a favore del cliente.

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